
Questo blog nasce dall'esigenza personale di percorrere un cammino su un sentiero sicuramente lungo ed arduo, per arrivare alla scoperta di noi stessi. Come diceva Lao Tsu "Il cammino lungo mille miglia comincia sempre dal primo passo". Coraggio amici ,chiunque si voglia incamminare sia il benvenuto. Ringrazio tutti anticipatamente e spero di ricevere presto vostre opinioni , suggerimenti o semplicemente un saluto.
venerdì 31 dicembre 2010
martedì 21 dicembre 2010
venerdì 3 dicembre 2010
L'esame di itaGliano
Con gli applausi dei leghisti, che per i bambini italiani vogliono i corsi di dialetto e per quelli stranieri i corsi di italiano, é stato varato il regolamento per l'esame di italiano per chi chiede il permesso di soggiorno di lunga durata (quello che una volta si chiamava "carta di soggiorno").
In cosa consiste quest'ultima baggianata? Semplice, lo straniero che vuole richiedere un permesso di lunga durata dovrá prima dimostrare di conoscere le basi della lingua italiana, sostenendo un esame scritto ed orale dove dovrá rispondere a "semplici domande", tipo "come ti chiami", "che lavoro fai", eccetera, equivalenti, si dice nell'articolo, al livello A2 di conoscenza di una lingua straniera.
Inevitabilmente, mi viene da pensare ad immigrati ,che hanno letto Manzoni, Petrarca e D'Annunzio (oltre a Machado de Assis ed Oscar Wilde), che usano perfettamente i congiuntivi e che solo un lieve (e bellissimo) accento puó identificare come "stranieri". Il confronto con buzzurroidi come l'idraulico che é caposezione della Lega , che parla solo dialetto, se deve parlare italiano si impappina e non gli tireresti fuori un congiuntivo nemmeno sotto tortura. E che non ha piú di 70 anni, ne ha meno di 50. A lui niente esame di italiano?
Leggo storie come quella dell'ivoriano che al suo paese era medico ed in Italia faceva il posteggiatore abusivo e le confronto con le storie di vita di mentecatti come Prosperini, quello di "ciapet el camél e turna indré", capace solo di incassare tangenti e vendere armi ai negri che tanto detesta.
E mi viene da pensare: ma tutti questi islamofobi, xenofobi, esterofobi, quelli che vogliono dogane, dazi, barricate, ostacoli, leggi, provvedimenti, per tenere lontano l'odiato "diverso", non avranno sotto sotto paura di scoprire che, magari non tutti, ma qualcuno di quegli "inferiori" é comunque migliore di loro?
In cosa consiste quest'ultima baggianata? Semplice, lo straniero che vuole richiedere un permesso di lunga durata dovrá prima dimostrare di conoscere le basi della lingua italiana, sostenendo un esame scritto ed orale dove dovrá rispondere a "semplici domande", tipo "come ti chiami", "che lavoro fai", eccetera, equivalenti, si dice nell'articolo, al livello A2 di conoscenza di una lingua straniera.
Inevitabilmente, mi viene da pensare ad immigrati ,che hanno letto Manzoni, Petrarca e D'Annunzio (oltre a Machado de Assis ed Oscar Wilde), che usano perfettamente i congiuntivi e che solo un lieve (e bellissimo) accento puó identificare come "stranieri". Il confronto con buzzurroidi come l'idraulico che é caposezione della Lega , che parla solo dialetto, se deve parlare italiano si impappina e non gli tireresti fuori un congiuntivo nemmeno sotto tortura. E che non ha piú di 70 anni, ne ha meno di 50. A lui niente esame di italiano?
Leggo storie come quella dell'ivoriano che al suo paese era medico ed in Italia faceva il posteggiatore abusivo e le confronto con le storie di vita di mentecatti come Prosperini, quello di "ciapet el camél e turna indré", capace solo di incassare tangenti e vendere armi ai negri che tanto detesta.
E mi viene da pensare: ma tutti questi islamofobi, xenofobi, esterofobi, quelli che vogliono dogane, dazi, barricate, ostacoli, leggi, provvedimenti, per tenere lontano l'odiato "diverso", non avranno sotto sotto paura di scoprire che, magari non tutti, ma qualcuno di quegli "inferiori" é comunque migliore di loro?
lunedì 15 novembre 2010
Colazione da Tiffany
In Piazza Duomo, a Milano, aprirá a brevissimo una mega-boutique di Tiffany, la gioielleria piú famosa del mondo. Questa iniziativa ha scatenato le ire della Curia che dichiara, cito: "É un’idea offensiva, quella di mettere una gioielleria al centro di piazza Duomo in un momento di grave crisi economica com’è quello che la città affronta".
Non posso fare a meno di essere d'accordo. L'esibizione di ricchezza ed opulenza é di assoluto cattivo gusto, specialmente in un momento come questo, in cui tanta gente sprofonda nella povertá.
É giusto e sacrosanto che la Chiesa, da sempre schierata con i piú deboli, si faccia portavoce di una campagna contro chi getta il suo lusso in faccia alle persone che muoiono di fame.
Se non fosse per i nostri sacerdoti e vescovi, che ci rammentano ogni giorno di come la povertá, la sobrietá e la condivisione di quel poco che abbiamo ci avvicina a Cristo, non potremmo davvero capire la portata epocale del messaggio del Vangelo.
Non potremmo capire che i beni materiali rappresentano il Male, e che non dobbiamo attaccarci ad essi, ma anzi donare per sentirci veramente vicini al messaggio cristiano: "Vá, vendi tutto ció che hai e donalo ai poveri. Poi seguimi".
É davvero una vergogna questa ostentazione di Tiffany, e plaudo l'iniziativa dell'Arcidiocesi di Milano tesa a bacchettare queste persone che pensano che l'oro debba stare rinchiuso nei forzieri dei ricchi, anziché portare nel giorno del Natale un sorriso sul viso dei bimbi meno fortunati.
Sicuramente tutti noi dovremmo seguire l'esempio che ci viene dalla Chiesa e dal suo e nostro Pontefice, il Servo dei Servi di Dio, che ha fatto dell'umiltá e della caritá le sue bandiere.
Uniamoci quindi in questa crociata contro l'esibizionismo gratuito della ricchezza, contro questo schiaffo in faccia alla povertá, alla miseria ed agli insegnamenti di Nostro Signore. E ricordiamocelo, la prossima volta che un prete ci chiederá soldi. Ricordiamocelo e rispondiamogli: "Vendi uno dei tuoi calici d'oro, faccia di culo!".
Non posso fare a meno di essere d'accordo. L'esibizione di ricchezza ed opulenza é di assoluto cattivo gusto, specialmente in un momento come questo, in cui tanta gente sprofonda nella povertá.
É giusto e sacrosanto che la Chiesa, da sempre schierata con i piú deboli, si faccia portavoce di una campagna contro chi getta il suo lusso in faccia alle persone che muoiono di fame.
Se non fosse per i nostri sacerdoti e vescovi, che ci rammentano ogni giorno di come la povertá, la sobrietá e la condivisione di quel poco che abbiamo ci avvicina a Cristo, non potremmo davvero capire la portata epocale del messaggio del Vangelo.
Non potremmo capire che i beni materiali rappresentano il Male, e che non dobbiamo attaccarci ad essi, ma anzi donare per sentirci veramente vicini al messaggio cristiano: "Vá, vendi tutto ció che hai e donalo ai poveri. Poi seguimi".
É davvero una vergogna questa ostentazione di Tiffany, e plaudo l'iniziativa dell'Arcidiocesi di Milano tesa a bacchettare queste persone che pensano che l'oro debba stare rinchiuso nei forzieri dei ricchi, anziché portare nel giorno del Natale un sorriso sul viso dei bimbi meno fortunati.
Sicuramente tutti noi dovremmo seguire l'esempio che ci viene dalla Chiesa e dal suo e nostro Pontefice, il Servo dei Servi di Dio, che ha fatto dell'umiltá e della caritá le sue bandiere.
Uniamoci quindi in questa crociata contro l'esibizionismo gratuito della ricchezza, contro questo schiaffo in faccia alla povertá, alla miseria ed agli insegnamenti di Nostro Signore. E ricordiamocelo, la prossima volta che un prete ci chiederá soldi. Ricordiamocelo e rispondiamogli: "Vendi uno dei tuoi calici d'oro, faccia di culo!".
venerdì 12 novembre 2010
Hai cantato? Adesso balla...
Califano vorrebbe la pensione di Stato. Dopo essersi mangiato 'sto monno e quell'artro, per dirla come la direbbe lui, il Califfo chiede l'applicazione della legge Bacchielli, ovvero quella che dovrebbe aiutare gli artisti in difficoltá economica.
Difficoltá economica? Allora, il Califfo percepisce, per sua stessa ammissione, circa 20mila euro l'anno di diritti d'autore. Un precario ne guadagna che vada bene la metá, un operaio generico ne guadagna quasi altrettanti ma si deve fare il culo otto ore al giorno.
E il re dei cafoni, il principe dei coatti, dopo che per una vita non si e fatto mancare niente, ora piange miseria e vorrebbe i soldi dallo Stato? A Califá, ma vaffanculo, va...
Difficoltá economica? Allora, il Califfo percepisce, per sua stessa ammissione, circa 20mila euro l'anno di diritti d'autore. Un precario ne guadagna che vada bene la metá, un operaio generico ne guadagna quasi altrettanti ma si deve fare il culo otto ore al giorno.
E il re dei cafoni, il principe dei coatti, dopo che per una vita non si e fatto mancare niente, ora piange miseria e vorrebbe i soldi dallo Stato? A Califá, ma vaffanculo, va...
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