martedì 4 marzo 2008

VITE DA PRECARI, MORTI DA LAVORO.


Ancora una volta, 5 ragazzi, 5 operai morti in una tragedia sul lavoro. I 5 dell'incidente di Molfetta si aggiungono ad altre migliaia di uomini e donne, vittime di una battaglia dura e difficile, quella nel luogo di lavoro.

Sono quasi mille le lavoratrici ed i lavoratori che dal 1 gennaio ad oggi sono morti perché le imprese non hanno rispettato le norme di sicurezza, perché gli ispettori hanno deciso colpevolmente di chiudere un occhio, perché uomini e donne sono stati ricattati perché precari o in nero e costretti a lavorare in condizioni di pericolo.
Ognuno che viene ucciso, è una parte dei diritti di tutti e tutte noi che se ne vanno. La democrazia, quando anche la vita è a rischio, nel silenzio di una solitudine, non esiste più. Un grido di dolore, di indignazione, di solidarietà deve farsi lotta collettiva. Possiamo farlo, vogliamo dire basta.

Il parlamento che chiude gli occhi di fronte alla precarietà e al ricatto che l’accompagna, che fa mostra di non vedere quando il tempo di lavoro invade l’intero tempo della vita, quando precari e precarie fanno lavori massacranti, pericolosi, con orari indecenti per un paese civile, accanto a macchine di morte: chi non fa nulla quando il lavoro diventa una moderna schiavitù porta con sé una responsabilità politica imperdonabile e inaccettabile.

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